Massimo Venturi Ferriolo

insegna Filosofia della Storia all'Università di Salerno ed Estetica, con Lorenzo Giacomini ed Eugenio Pesci, alla Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano. Negli anni più recenti si è dedicato in particolare al tema del giardino e del paesaggio, al quale sono dedicati i suoi ultimi lavori, come Il giardino del monaco (Roma 1991) e numerosi saggi in volumi collettivi e riviste. Ma è soprattutto nell'ambito della collana "Kepos", delle Edizioni Guerini e Associati di Milano, che si concentra il progetto di storia delle idee di Venturi Ferriolo, attraverso la ricostruzione di un percorso culturale e la proposizione di originali contributi teorici: da Il giardino: idea natura realtà (con A. Tagliolini, 1987) a Pensare il giardino (con P. Capone e P. Lanzara, 1992); dalla cura del fondamentale testo di J. Ritter, Paesaggio. Uomo e natura nell'età moderna (1994) al lavoro filologico di Mater Herbarum. Fonti e tradizione del giardino dei semplici della Scuola Medica Salernitana (1995) fino all'ultimo, suggestivo Paesaggi. Percorsi tra mito natura e storia (con P. Capone, 1999). Ma è poi da ricordare la serie dei volumi più speculativi: Nel grembo della vita. Le origini dell'idea di giardino (1989, 1995), Giardino e filosofia (1992, 1997), fino al più recente Giardino e paesaggio dei Romantici (1998)  [ Foto di Mario Dondero ].

 

 

 

Massimo Venturi Ferriolo

 

Paesaggi

 

Progetto di un mondo umano

 

 

 Karl Friedrich Schinkel

 Sguardo sulla fioritura della Grecia, 1825 

 

 

 

Ogni paesaggio è una realtà etica, terreno dell’azione, spazio della vita umana associata:

è realtà possibile di deliberazione e di trasformazione.

La sua essenza appartiene alla filosofia pratica, quindi all’etica. Sulle cose umane è possibile prendere una decisione (1), perché solo esse possono essere altrimenti, diverse da come erano prima. Senza la contingenza l’azione degli uomini sarebbe impossibile e inutile. A questo dominio appartiene ogni paesaggio. L'uomo può modificare in una determinata direzione l’ambiente che lo circonda. Questa facoltà è legata alla sua esistenza. Anticipare la possibilità di agire sull'ambiente, prevedere, predisporre, pianificare, ordinare, predeterminare, organizzare gli elementi, come il modo di essere e di agire di chi ricorre a possibilità, è avvalersi del progetto; significa immaginare una realtà differente, scegliendo i mezzi per realizzarla. Anche l’uomo organizza se stesso. Chi pensa ad azioni destinate a trasformare situazioni esistenti in desiderate prepara un progetto (2).

 

 

Karl Friedrich Schinkel, Blick in Griechenlands Blüte 

(Sguardo sulla fioritura della Grecia, 1825)

Staatliche Museen zu Berlin - Preussischer Kulturbesitz Nationalgalerie

Ingrandimento: blick.htm

 

 

 

Note

 

1) Aristotele, Etica nicomachea VI 8.1141b9-10.

2) H.A. Simon, Le scienze dell'artificiale, 1969, 19812, tr.it. di A. Trani, Il Mulino, Bologna 1988, p. 143.

3) Teorico del paesaggio come manifestazione della libertà umana è J. Ritter, Landschaft. Zur Funktion des Ästhetischen in der modernen Gesellschaft, Aschendorff, Münster 1963 (Veröffentlichungen des Landes Nordrhein-Westfalen); Paesaggio. Uomo e natura nell’età moderna, a cura di M. Venturi Ferriolo, tr. it. di G. Catalano, Guerini e Associati, Milano 1994.

4) I. Kant, Metafisica dei costumi, II 3.

5) I. Kant, Critica del giudizio, par. 43.

6) Per quanto riguarda il paesaggio come orizzonte per la libertà, cfr. R. Assunto, Il paesaggio e l’estetica (1973), Novecento, Palermo 19942.

7) M.Schwind, "Senso ed esperienza del paesaggio" (1950), tr.it. di A.Iadicicco, Tellus, VI (14, 1995), pp.10-11, p.10.

8) I. Kant, Critica del Giudizio, par. 51, dalla traduzione di A. Gargiulo, riveduta da V. Verra, Laterza, Roma-Bari 19794. L’arte dei giardini è rappresentazione bella e si colloca, tra le arti figurative, nella pittura che esprime idee mediante figure nello spazio, solo per la vista. Dopo aver dato questa definizione, che elabora riflessioni presenti nel dibattito precedente e contemporaneo sulle belle arti, Kant scinde la pittura tra arte della bella riproduzione della natura e della bella composizione dei suoi prodotti. Ecco la separazione della pittura vera e propria dall'arte dei giardini: la prima offre l’apparenza dell’estensione dei corpi; la seconda ne dà la realtà (I.Kant, Critica del Giudizio, par. 51). Questa differenza gioca nello spettatore che si trova dinanzi alla rappresentazione della realtà o dell’immaginazione elaborata dall’artista, espressione del sentimento individuale della natura legato alla sua visione del mondo.

9) Come dice Aristotele: "solo sulle cose umane è possibile deliberare, in quanto dominio di ciò che può essere altrimenti, del possibile": Etica Nicomachea VI 8.1141b9-10.

10) R. Assunto, Il paesaggio e l’estetica, cit, p. 119.

11) Ibid., pp. 358-359.

12) "Iam vero operibus hominum id est manibus..": Cicerone, De natura deorum, II.60.

13) Ibidem.

14) Altera editione, qua est ab ultima Auctoris manu aucti & correcti, ex officina plantiniana, Apud Ioannem Moretum, Antverpiae 1610.

15) Ibid., pp. 118-119.

16) Ovidio, Metamorfosi I 32-44.

17) Ibid. I 87-88.

18) Cfr. E. Grassi, op. cit., pp. 189-190.

19) Sofocle Antigone 354-375: trad. R. Cantarella.

20) G. Simmel, op.cit., p. 74.

21) Cfr. E. Turri, Antropologia del paesaggio(1974), Edizioni di Comunità, Milano 19832 p. 52, che cita W. Hellpach, Géopsyché, Payot, Paris 1944.

22) G. Simmel, "Filosofia del paesaggio", cit., p. 71

23) R. Assunto, Il paesaggio e l'estetica, cit., p. 164.

24) Ibidem.

25) G. Simmel, op. cit, p.71.

26) Cfr. Ibidem

27) G. Simmel, "Le Alpi" (1911), in Saggi di cultura filosofica, tr.it. di M.Monaldi, Guanda, Parma 1993 (I ed. Longanesi, Milano 1985), pp. 115-120, p. 117. ["Die Alpen", in Philosophische Kultur. Gesammelte Essais, Klinkhardt, Leipzig 1911, pp. 147-154].

28) In De Homine, 5-6 (1960), pp. 252-278.

29) Ibid., p. 253.

30) Ibidem.

31) S. Schama, Paesaggio e memoria (1995), tr. it. di P. Mazzarelli, Mondadori, Milano 1997.

32) Ibid., pp. 253-254.

33) Ibid., p. 254.

34) R. Assunto, Il paesaggio e l’estetica, cit., p. 22.

35) Ibidem.

36) Cfr. Ibid., p. 256.

37) Cfr. Ibid., p. 260.

38) Ibid., p. 261.

39) Ibid., pp. 263-264.

40) Ibid., p. 264, dove Assunto cita l’espressione di R.M. Rilke, Del paesaggio, in Del poeta (a cura di N.Sàito), Einaudi, Torino 1955, pp. 5-7.

41) R. Assunto, Il paesaggio e l’estetica, cit., p. 264.

42) Ibid., p. 267.

43) Cfr. Ibid., p. 268.

44) Ibid., p. 269.

45) A. Ruchat, "Introduzione", in K. Kerényi, "Landschaft und Geist", Apollon und Niobe, in Werke , IV, 1980, pp. 80-92; tr.it. "Paesaggio e spirito", La madonna ungherese di Verdasio. Paesaggi dello spirito e paesaggi dell’anima, a cura di A. Ruchat, Dadò, Locarno 1996, pp. 17-32, p.6.

46) Cfr. K. Kerényi, op.cit., p.25; A. Ruchat, cit., p.6 che si avvale di F. Jesi, Materiali mitologici, Einaudi, Torino 1979, pp. 54-56.

47) Ibid., pp. 21-23, citazione, p. 22.

48) Impressioni e paesaggi, a cura di C. Bo, Passigli, Firenze 1993, p. 132.

49) Ibid., p. 25.

50) Come ha scritto Hugo von Hofmannsthal in Gärten a proposito del giardino; cfr. la tr.it. in L’ignoto che appare. Scritti 1891-1914 (a cura di G.Bemporad), Adelphi, Milano 1991, pp. 213-220.

51) I concetti di esteticità diffusa e raccolta, già presenti nel saggio del 1960, sono elementi qualificanti dell’opera di Rosario Assunto, in particolare Ontologia e teleologia del giardino, Guerini e Associati, Milano 1988, pp. 50-51.

52) R. Assunto, Il paesaggio e l'estetica, cit., p.314 e cfr. p. 337.

53) M. Schwind, op. cit., p. 10.

54) Adattamento dell’arabo mudaggian, participio passivo della seconda forma di dagian = "rimanere". Con mudéjar si indicano i mussulmani rimasti fedeli alla loro religione anche dopo la riconquista cristiana. A loro si deve la continuazione dell’arte ispano-araba, proseguimento fedele della tradizione mussulmana.

55) Sul paesaggio come luogo di lettura del mondo, cfr. il nostro Leggere il mondo. Il paesaggio documento della natura e della storia, in Giardino e paesaggio. Conoscenza, Conservazione, Progetto, a cura di M.Boriani, Alinea, Firenze 1996, pp. 130-131 ("A-Letheia 7).

56) M. Bloch, I caratteri originali della storia rurale francese (1952), tr.it. di C.Ginzburg, Einaudi, Torino 1973, p. XXIV.

57) Ibid., p. XXVII.

58) "Le sorprese di Erodoto e le conquiste dell'agricoltura mediterranea", Ann. d'Hist. Soc. , 1940 (pp.29-32), ora quinto capitolo di, Pour une Histoire à part entière (S.E.V.P.E.N., Paris 1962).

59) R.M. Rilke, Del paesaggio, in Del poeta , cit., pp. 5-6.

60) Ibid., Worpswede, in Del poeta, cit., p. 59.

61) K.F. Schinkel , Sguardo sulla fioritura della Grecia, 1825 (copia di Wilhelm Ahlborn 1836), tr.it. in K.F. Schinkel architettura e paesaggio, a cura di M. Pogacnik, Motta, pp. 36-37 (in A. von Wolzagen, aus Schinkel’s Nachlass, Berlin 1863, III vol., pp. 367-368).

62) R. Lenoble, Storia dell’idea di natura, Guida, tr.it. di P. Guadagnino, Napoli 1974, pp. 54-55.

63) III.2.1003a33-35.

64) A. Roger, Court traité du paysage, Gallimard, Paris 1997, p. 57.

65) Come sostiene A. Berque, les Raisons du paysage de la Chine antique aux environnements de synthèse, Hazan, s. l., 1995, p. 39.

66) Ovidio, Metamorfosi, I 87-88.

67) Platone, Timeo 37 C-E.

68) Ibid. 38 A-C.

69) Novalis, I discepoli di Sais, in I Romantici Tedeschi. Narrativa, Narrativa e Lirica; Filosofia, Politica, Storia e Religione; Psicologia e Scienze naturali (a cura di G. Bevilacqua), 4 voll. in 5 tomi, Rizzoli, Milano 1995-1996, p. 175.

70) Lucrezio I 458-460.

71) È tema ormai noto: F. Schiller, Sulla poesia ingenua e sentimentale, tr.it. di E. Franzini e W. Scotti, Mondadori, Milano 1995 e J. Ritter, op. cit. Cfr. E.R. Curtius, Letteratura europea e Medio Evo latino (1948), tr. it. di A. Luzzatto e M. Candela, a cura di R. Antonelli, La Nuova Italia, Firenze 19952, p. 211: "in tutta la poesia antica, la natura si presenta sempre come natura "abitata", senza nessuna differenza tra il paesaggio abitato dagli dèi e quello abitato dagli uomini".

72) Per utilizzare i termini di W.F. Otto, Il volto degli dèi. Legge, archetipo e mito (1951), a cura di G. Moretti, tr.it. di A. Stavru, Fazi, Roma 1996, pp. 50-59.

73) W.F. Otto, Il poeta e gli antichi dèi (1942), tr. it. di M. Ferrando, Guida, Napoli 1991, p. 26.

74) Cfr. M. Untersteiner, Le origini della tragedia e del tragico (1942), Cisalpino-La Goliardica, Milano 1984, p. 123 e K. Kerényi, La religione antica nelle sue linee fondamentali, , Bologna 1940, pp. 114-119.

75) Inno omerico III ad Apollo 225-228 (tr.it. a cura di F. Cassola, Fondazione Valla / Mondadori, Milano 1975. Ad Apollo "sono care tutte le cime, e le alte vette / dei monti sublimi, e i fiumi che si versano in mare, / e i promontori digradanti nelle acque, e i golfi marini" (22-24).

76) Omero, Odissea X 146-147.

77) Ibid., 97-98.

78) W.F. Otto, Il volto degli dèi, cit., p. 48.

79) J. Ritter, op. cit., p. 38.

80) Ibid., p. 63.

81) Come ricorda J. Ritter, ibid., p. 61.

82) R. Assunto, Il paesaggio e l’estetica, cit., p. 22.

83) Ibid., p. 23.

84) Ibidem.

85) F. Schiller, Sulla poesia ingenua e sentimentale, cit., p. 46.

86) J. Ritter, op. cit., p. 41.

87) Ibid., p. 43.

88) Ibid., p. 44.

89) Critica del giudizio, par. 51.

 

 

 

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